Effetto Tony Robbins

Un albero rinasce effetto tony robbins sulla crescita personale

Può un evento singolo cambiare totalmente il corso di una carriera? Sì, se si tratta di un evento organizzato da Tony Robbins.
Ho avuto la fortuna di conoscere il valore del coach statunitense quasi per caso, attraverso un mio caro amico: Antonio.
Tutto è iniziato quando Antonio partecipò a Londra al seminario “Sprigiona il potere che è in te”.
L’amico che io conoscevo non tornò più dalla capitale inglese. Tornò invece una nuova versione di lui, carica di un entusiasmo e di una voglia di cambiare le cose tanto coinvolgenti quanto disarmanti.

I suoi racconti sull’ esperienza londinese mi incuriosirono: immaginavo queste 12mila persone stipate in una sala talmente grande che Tony Robbins lo si poteva vedere solo attraverso dei monitor giganti. Migliaia di persone che tornavano sconvolte, cambiate, decise a rimettere in discussione tutto ciò che avevano fatto fino a quel giorno. Persone che improvvisamente guardavano le cose con occhio diverso.
Mi ripromisi di partecipare a quell’incredibile onda di cambiamento. E poco dopo, mantenni la promessa.

Facciamo un passo indietro: chi è Tony Robbins?

È un imprenditore, autore di bestseller N°1 del NY Times, filantropo e life strategist. Tony Robbins ha formato alcuni dei più importanti e influenti leader al mondo ed è riconosciuto come il punto di riferimento mondiale nel campo del potenziamento personale e professionale. Un’autorevolezza fondata sul potenziamento di oltre 50 milioni di persone provenienti da 100 paesi.

Cosa mi ha convinto a scegliere il seminario “Sprigiona il potere che è in te”?

Credo che si possa imparare solo dai migliori, da quelle persone che hanno realmente raggiunto traguardi di altissimo livello. Tony Robbins è un esempio perfetto di imprenditore vincente: è presidente di una holding composta da 33 aziende, con un fatturato di oltre 5 miliardi di dollari l’anno. È stato premiato dai player più importanti del pianeta: “50 migliori intellettuali aziendali nel mondo” (Accenture); da “Top 200 Guru del business” (Harvard Business Press); “Top Six Business Leaders nel mondo” (American Express); “CEO Whisperer” (Fortune).

Quando poi ho scoperto le persone che hanno partecipato ai seminari di Tony Robbins, non ho più avuto alcun dubbio: Marc Benioff, fondatore di Salesforce.com, oltre che Star e atleti internazionali come Aerosmith, Green Day, Serena Williams e Andre Agassi.

Cosa ho trovato nell’evento di Tony Robbins.

L’evento “Sprigiona il Potere che è in Te” mi ha aiutato ad esprimere al massimo il mio potenziale. Un potenziale troppe volte imbrigliato da paure, esitazioni o zavorre dettate dalle aspettative sociali.
Durante i 4 giorni di seminario sono riuscito a raggiungere i primi, fondamentali traguardi che mi avrebbero aperto la strada per la mia carriera imprenditoriale. Ancora oggi raggiungere traguardi in campi diversi è una sfida irrinunciabile per me.

In quei 4, straordinari giorni ho: 

  • Allontanato per sempre le paure e i cosiddetti nemici invisibili che fino a quel momento mi avevano seguito e impedito di vivere la vita che desideravo. Qui scoprii come superare davvero ogni ostacolo.
  • Scoperto cosa hanno in comune i migliori atleti, dirigenti e imprenditori. Da qui ho iniziato a guardare i miei obiettivi trasformarsi in una nuova realtà.
  • Smesso di arrendermi, scoprendo segreti della mente umana fondamentali per fare enormi passi avanti nella vita professionale e privata.
  • Padroneggiato la formula del successo, suddivisa in 4 fasi, dove l’elemento numero 1 descrive chiaramente come i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
  • Trasformato il mio corpo in una bomba di energia, in modo da poter avere performance fisiche e mentali superiori, fondamentali per avere una marcia in più anche negli affari.
  • Eliminato lo stress e il senso di pressione, grazie a un sistema infallibile che mi ha aiutato a gestire il tempo e a raggiungere gli obiettivi che contano di più in ogni area della mia vita.

Il mio libro

L’evento e i successivi eventi formativi sono stati fondamentali per incanalare il mio potenziale e raggiungere il successo. Ho voluto raccontare in un libro una parte del mio percorso fatto di cadute e risalite, di follie e strategie. In “Da dipendente a imprenditore” i racconti di vita e l’esperienza personale si intrecciano con preziosi insegnamenti su strategia d’impresa, obiettivi da raggiungere, leadership, crescita personale e intelligenza finanziaria.

 

Quali sono i traguardi imprenditoriali che ho raggiunto?

Scoprili qui: https://www.felcarholding.com/felcar-holding/

PowerX

Impianti di stoccaggio energia PowerX

Grazie all’assidua frequentazione della Community OSA, un giorno un imprenditore mi confidò l’idea di voler costituire una Start Up innovativa che si occupasse di progettare e realizzare sistemi di stoccaggio energia a batteria (energy storage).
La tecnologia di base era una batteria al sale (sodio-nichel) 100% green, 100% riciclabile e 100% sicura perché non infiammabile.

POWER X: L’IDEA

L’idea alla base del progetto era quella di efficientare l’uso dei gruppi elettrogeni in affitto i quali, per vari motivi, consumano tantissimo e sporcano molto. Serviva una mano dal punto di vista organizzativo e mi chiese se ero interessato a farne parte, oltre che come socio finanziatore, anche come socio esperto di organizzazione aziendale e controllo di gestione.

L’idea di far parte di una Start Up innovativa e di dare il mio personale contributo imprenditoriale, oltre che per la salvaguardia dell’ambiente, mi attirò subito, tanto che accettai senza pensarci su.
Cercammo altri soci finanziatori, ma con peculiarità imprenditoriali specifiche, in primis la condivisione dei nostri valori, e nacque la PowerX Innovation Technology S.r.l.

POWER X: UN PROGETTO INNOVATIVO

Il progetto mi aveva colpito: non si trattava soltanto di un nuovo prodotto ma di un nuovo modo di concepire e fruire l’energia immagazzinata. Il progetto infatti non si limitava all’innovazione sul prodotto, era innovativo a 360 gradi.

Una proposta di grande valore per il cliente, perché offriva una soluzione di risparmio energetico, e nel caso di noleggio di gruppi elettrogeni, di notevole risparmio di carburante. L’assistenza tecnica, o meglio la messa in servizio, sarebbe avvenuta tutta in remoto attraverso una App che sfruttava la tecnologia della realtà aumentata, il tutto con l’intento di ridurre i viaggi dei tecnici.
I servizi poi sarebbero tutti stati erogati attraverso un’incredibile App capace di trasmettere al cliente un’esperienza unica, con un programma di fidelizzazione e di referral collaborativo, con stoccaggio dati circa i profili di carico di tutti i noleggi fatti in precedenza.

Quando si dice innovazione! Ma non bastava: c’era nel programma di sviluppo anche l’applicazione di pannelli LCD agli involucri che avrebbero potuto ospitare passaggi pubblicitari dei nostri clienti.
Poi si pensava anche di realizzare sistemi mobili per la ricarica delle auto elettriche da destinare a location prive di infrastruttura: insomma un programma senza precedenti aderente al trend della decarbonizzazione.

Mi piaceva l’idea di contribuire in modo significativo alla riduzione dei consumi e quindi partecipare attivamente alla decarbonizzazione.

POWER X: NON SOLO BUSINESS

La sensazione di contribuire a rendere il mondo migliore di come l’avessi trovato mi spinse a promuovere e partecipare con entusiasmo a tutti gli incontri con il gruppo, che si tenevano una volta al mese. Grazie a questi incontri mensili, la definizione degli obiettivi e attraverso un brainstorming continuo oltre a un attento monitoraggio, in breve tempo riuscimmo a sviluppare un piano strategico ed economico davvero entusiasmante.

Partimmo dall’ottenere un accordo di esclusiva per i servizi a noleggio della batteria al sale, composta da contenitori di capacità minima di 22,5 kWh che, lavorando assieme ad altre, avrebbero potuto raggiungere capacità rilevanti ed interessanti per il settore industriale e non.
Poi facemmo disegnare le carrozzerie che avrebbero dovuto contenere le batterie e l’organo di controllo sviluppato in contemporanea. Cominciammo a noleggiare tali sistemi e a proporli in vendita.

POWER X: LA REALTÀ AUMENTATA

La realtà aumentata, nata per dare assistenza remota, venne poi proposta ad altri clienti e venduta come prodotto a sé stante, riuscendo così ad offrire un tool per mettere in contatto i clienti con un esperto che, a distanza, li guidasse passo per passo nella risoluzione di eventuali problemi, guasti, o semplicemente per l’ordinaria manutenzione, mostrando loro in che punto mettere le mani e quali strumenti utilizzare.

Una soluzione davvero innovativa, pensata per permettere non solo a chiunque acquistasse o noleggiasse le nostre batterie, ma anche a tantissime aziende di settori diversi che avessero noleggiato il sistema, di tagliare i costi dell’assistenza tecnica e risolvere subito intoppi e piccoli guasti, senza dover aspettare l’uscita di un tecnico che spesso si rivela inutile.

L’IMPORTANZA DEL TEAM

L’esperienza con Power X rappresentò, e rappresenta per me, un’ulteriore conferma che quando si fa gruppo, quando si uniscono competenze ed esperienze e si creano relazioni tra imprenditori, superando l’individualismo inculcatoci fin da bambini anche attraverso la scuola, è possibile costruire qualcosa di buono non solo per sé stessi, ma anche per gli altri.

FELICIANO LORENZO DI GIOVAMBATTISTA

Feliciano Lorenzo Di Giovambattista è attualmente Direttore Generale della Felcar Holding, la holding di famiglia, che conta ben tredici società partecipate, diversificate tra loro e circa 12 milioni di volume d’affari. Oggi si dedica alla pianificazione e alla strategia ed è costantemente alla ricerca di nuovi business da sviluppare.

Scopri il suo nuovo libro “Da dipendente a imprenditore”: un libro dove l’esperienza personale dell’autore si intreccia con preziosi insegnamenti su strategia d’impresa, leadership, crescita personale e intelligenza finanziaria.

Il Mercatino dell’Usato

L'imprenditore della Felcar: Feliciano Di Giovambattista

L’idea di trovare un nuovo progetto che mi desse una nuova scarica di adrenalina, da condividere magari con Antonio, continuava a frullarmi in testa. L’occasione giusta si presentò nella primavera del 1995, sotto forma di una nuova attività che scovai mentre percorrevo in auto una delle strade principali di Avezzano.
Un nuovo negozio attirò la mia attenzione. L’insegna “Ping Pong” non diceva molto e così entrai. Il locale, un ampio open space di oltre 100 metri quadrati, era pieno di oggetti di ogni tipo, dai soprammobili ai vestiti, dai servizi di piatti ai giocattoli per bambini.
“Per curiosità, qui che fate?” chiesi al negoziante.
“Conto vendita” mi rispose lui.
Il mio sguardo interrogativo fu abbastanza eloquente da spingerlo a spiegarsi meglio: “In pratica la gente viene da noi e ci porta oggetti che non usa più ma che hanno ancora un valore. Quegli oggetti che ‘è un peccato buttarlo, è costato tanto, è antico, può sempre servire ad altri’, ha presente?” mi spiegò.
“Ecco, noi li valutiamo, li esponiamo, e quando li vendiamo richiamiamo il proprietario che si prende i soldi meno la nostra provvigione del 35%” aggiunse.
Lo ringraziai e cominciai a vagare per il locale cercando di rielaborare le informazioni appena ricevute. Già di per sé mi parve una buona idea, ma ragionandoci su mi resi conto che era un’idea geniale.
Oltre al considerevole vantaggio di non dover passare gran parte del tempo a cercare nuovi fornitori (perché erano gli stessi fornitori a venire in negozio a proporre la merce) e alla buona marginalità, tra i costi fissi c’era solo quello dell’affitto del locale che non aveva nemmeno bisogno di arredamento. Notai inoltre che per esporre gli oggetti più piccoli si poteva utilizzare lo stesso mobilio portato in vendita dai clienti.
In pratica era come possedere una grande scatola vuota che avrebbero pensato gli altri a riempire. Geniale!

COME NASCE UN NUOVO PROGETTO

Uscito da lì chiamai subito Antonio: “Ho scoperto una cosa fantastica” gli dissi senza nemmeno salutarlo.
“Qui ad Avezzano c’è un negozio che rivende la roba usata che i clienti portano in conto vendita, tenendosi una percentuale” proseguii.
Lui mi interruppe subito: “Aspetta, ho letto qualcosa del genere su Millionaire proprio l’altro giorno, si parlava di un nuovo franchising italiano che fa qualcosa del genere. Cerco l’articolo, aspetta!”
Misi giù la cornetta e mi fiondai a casa sua. Rovistammo tra i giornali in salotto e ben presto saltò fuori la copia della rivista, che sfogliammo frettolosamente fino a trovare il trafiletto che ci interessava. Il franchising in questione si chiamava Il Mercatino S.r.l. e la sede principale si trovava a Verona. Non sapevamo neanche cosa fosse e come funzionasse un franchising, ma il giorno dopo, io e Antonio eravamo sulla A14 in direzione Verona.
Una volta giunti a destinazione incontrammo il direttore commerciale, che ci illustrò il funzionamento del franchising. Rimanemmo così colpiti da quella presentazione che dopo una breve trattativa ci affiliammo.
Scoprimmo che il franchisor metteva a disposizione, il proprio know how, l’esperienza maturata nel settore e un software gestionale più un corso di una settimana a Verona. Inoltre si occupava anche della parte burocratica relativa al rilascio delle licenze: un gran bel vantaggio per due come noi, che in quel settore non avrebbero saputo da dove cominciare. Se avessimo voluto fare da soli ci sarebbero voluti mesi, se non anni, prima di cominciare a vendere e noi volevamo partire subito.
A me e Antonio non restò che occuparci di trovare e affittare il locale. Individuammo quello giusto nella periferia di Avezzano. Erano 500 metri quadrati e c’erano dei lavori da fare: io e Antonio ce ne occupammo di persona, passando il resto della stagione a sistemare, riparare, pulire e dipingere.

Dato che le nostre mogli erano impegnate col mercato, assumemmo una ragazza per stare alla cassa e il suocero di Antonio come magazziniere/venditore. Io e lui, a fine servizio, ci fiondavamo in negozio, o a casa dei clienti, per fare le valutazioni degli oggetti che ci venivano proposti.
Grazie al corso di una settimana fatto a Verona avevamo imparato l’importanza di dare il giusto prezzo alle cose. Una valutazione troppo alta avrebbe spaventato il potenziale acquirente, una troppo bassa avrebbe offeso il potenziale venditore, un prezzo equo avrebbe invece soddisfatto entrambi.

Il nostro era il quinto Mercatino che apriva in Italia, e, dato che eravamo tra i primi ad aver creduto nel progetto, l’azienda si dimostrò particolarmente disponibile ad accogliere le nostre richieste. Per l’inaugurazione, il presidente della Mercatino S.r.l Ettore Sole, ci procurò qualche pezzo per riempire gli spazi vuoti e ci pagò il materiale per un’azione di volantinaggio.
Finita una prima ondata di entusiasmo da parte nostra e da parte degli abitanti di Avezzano, l’interesse calò e noi ci ritrovammo a tirare la cinghia: le entrate bastavano appena a coprire le uscite. Il nostro responsabile di zona non faceva che ripeterci che facevamo troppo a modo nostro, nonostante le precise direttive impartite dal franchisor.
Noi però non cedevamo: “Voi non capite, qui è diverso, i nostri clienti hanno una mentalità più provinciale, non si possono applicare le stesse regole che seguono gli altri Mercatini nelle grandi città”.
Dopo un anno però, nonostante la passione e l’impegno che ci mettevamo, gli incassi non decollavano: capimmo che non saremmo mai riusciti a far cedere né l’azienda né gli avezzanesi. A “cedere” dovevamo essere noi.

Dato che continuavamo a credere fermamente nelle potenzialità del progetto, decidemmo di fare il grande passo e di trasferirci a Roma. Trovammo un locale seminterrato di circa 600 metri quadrati a un buon prezzo e un ragazzo fidato, Andrea, a cui affidammo il ruolo di direttore affiancandogli altre 4 persone.
Dopo la sistemazione del magazzino e una basilare formazione del personale, aprimmo.
Avevamo fretta, forse troppa, e non ci accorgemmo che la nostra attività faceva acqua da tutte le parti. Letteralmente. Ogni volta che pioveva, infatti, il soffitto gocciolava in più punti. Dopo l’ennesima lamentela il proprietario accettò di sistemare la falla.
Un venerdì pomeriggio gli operai smantellarono il soffitto e lasciarono tutto così per riprendere i lavori dopo il weekend. Quella notte piovve e il giorno dopo ci ritrovammo con la merce che galleggiava in 10 centimetri d’acqua.
Riuscimmo a salvarne e recuperarne solo una parte, che rivendemmo subito per recuperare le perdite, ma il danno fu gravissimo. Anche perché durante i lavori, una notte, i ladri irruppero nel negozio e rubarono tutti i computer.
Decidemmo di smettere di pagare l’affitto e fare causa al proprietario del locale che naturalmente, dopo qualche mese, ci sfrattò.

Non ci scoraggiammo, non ci pensammo neanche un attimo a mollare, e quella che sarebbe sembrata una lunga serie di sfortune si tramutò nella nostra più grande fortuna.
Ormai incastrati in una ruota che girava all’impazzata e dalla quale difficilmente, a quella velocità, saremmo riusciti a scendere, decidemmo di continuare a correre, e trasferimmo il Mercatino e la poca merce rimasta in un nuovo magazzino di 1.000 metri quadrati nella Garbatella.
Il nostro direttore Andrea, provato da tutte quelle disavventure, non resse il colpo e ci salutò. Lo sostituimmo con Mario, un laureato di Avezzano che, nonostante la giovane età, si rivelò ben presto ambizioso e orgoglioso, nonché provvisto dello spirito di sacrificio necessario a raggiungere i nostri obiettivi.

Il Mercatino, nella nuova location e con il nuovo direttore, cominciò piano piano a ingranare. Era il 1997 e io e Antonio avevamo finalmente cominciato a pensare in grande.
La nostra fiducia nella nuova attività fu tale che, l’anno successivo, io e Carla decidemmo di vendere la licenza del mercato e di dire addio alla bancarella che ci aveva fatto assaporare per la prima volta la bella vita e le emozioni di un business vincente.

UN “GRAZIE” DAL CUORE

In questi 23 anni ho pensato spesso a quel cartello “Ping Pong” che attirò la mia attenzione.
Scrivere questo libro è stato come ripercorrere con grande emozione un cammino denso di incontri ed avvenimenti, che avevo in qualche modo messo da parte, e che riaffiorano d’improvviso prendendo forma.
Accarezzavo da tempo l’idea di ringraziare quella persona che, seppur inconsapevolmente, aveva rappresentato uno spunto fondamentale per l’avvio della mia esperienza con i Mercatini.
Esperienza che è stata, e continua ad essere ancora oggi, fonte di grandi soddisfazioni per me e di costante crescita personale e professionale.
Come spesso accade, cerco di tramutare in fatti concreti gli avvenimenti emozionanti, così, qualche giorno fa ho ritagliato un po’ di tempo per qualcosa che ritenevo importante e rimandavo da tempo.
Ho acquistato un buon Brunello di Montalcino in un’Enoteca, ho parcheggiato l’auto proprio di fronte al famoso cartello, sono entrato nel negozio con la confezione in mano e mi sono soffermato a guardarmi intorno, non ero più entrato lì da quel lontano giorno.
Un signore mi è venuto incontro chiedendomi gentilmente se avessi bisogno di aiuto.
Gli ho mostrato il dono, spiegando che ero lì per ringraziare proprio lui. Ovviamente era una situazione decisamente insolita e il suo sguardo confuso me lo confermava. Così mi sono affrettato a tranquillizzarlo, precisando che non era mia intenzione vendergli nulla, l’intento era soltanto quello di ringraziarlo.
Ho raccontato la storia del mio dono e le sue perplessità si sono dissipate.
Abbiamo parlato a lungo di tante cose, della mia visita lì di tanti anni prima, del viaggio a Verona, di un percorso diviso con Antonio che in qualche modo è ancora al mio fianco.
Lì in quel negozio, qualche tempo fa nacque la scintilla che ha dato il via alla mia avventura con i Mercatini e di questo volevo ringraziarlo personalmente.
Il nostro è stato uno scambio di esperienze, la condivisione di un momento e di una stretta di mano che ha lasciato ad entrambi un bellissimo sorriso sulle labbra.

 

 

 

 

 

I Cavalli

L'imprenditore Feliciano Di Giovambattista a cavallo del suo stallone purosangue

Tengo molto a una parte della mia vita che ho dedicato all’esperienza con i cavalli, perché credo che nel rapporto tra cavallo e uomo si possano trovare infiniti insegnamenti e ispirazioni relativamente alle relazioni. Non mi riferisco soltanto alle relazioni personali, trovo questi insegnamenti applicabili in tutti i settori e in particolare nel mondo del business.

Erano gli anni 90 e io stavo muovendo i primi passi tra le mie attività. Da una precedente esperienza con l’allevamento avevo conservato la vecchia stalla, decisi quindi di acquistare 2 cavalli seguendo l’istinto e la moda del momento.
Dopo alcune ricerche decisi per una coppia di purosangue inglesi dai quali, successivamente, nacque anche un puledro che riuscii a rivendere.

Quando riuscivo a ritagliarmi del tempo era bello poterlo passare insieme ai miei cavalli. Lo stallone, testardo e maestoso, non faceva mai quello che gli chiedevo a meno che non usassi la forza. E solo allora riconosceva il mio valore, chinava la testa e mi ascoltava.
La cavalla, invece, era dolcissima e letteralmente innamorata di me. Andava trattata con i guanti: con la gentilezza e una carezza in più riuscivo a convincerla a fare qualsiasi cosa, ma se mi mettevo a fare il duro si opponeva ai miei comandi e metteva tra di noi un muro invalicabile.
Gli istintivi esperimenti sociali, che da bambino avevano riempito le mie giornate, in qualche modo avevano accompagnato tutto il mio cammino e in quel tempo trascorso con i miei cavalli imparai tantissime cose. La natura, il silenzio, quei momenti rubati alla vita frenetica erano momenti di crescita e riflessione. Momenti in cui tirare, a volte, anche un po’ le somme del passato e guardare al futuro.
Osservando i miei cavalli e i loro comportamenti, mi resi conto con il tempo, che la società era costituita da persone che, con sfumature diverse, mostravano un carattere simile all’uno o all’altro.
Imparai così ad affinare la mia abilità nelle relazioni sociali e ad adottare un comportamento diverso a seconda di chi mi trovavo di fronte, sfruttando la stessa strategia imparata proprio grazie alla mia coppia di purosangue.

La passione che nutrivo per i miei cavalli era condivisa da molti abitanti della zona, ed era particolarmente diffusa tra i più giovani. Così, approfittando del periodo in cui ero membro della Pro Loco, decisi di organizzare un evento dedicato agli appassionati come me: una corsa amatoriale.
Non avendo a disposizione una pista, contattai dei conoscenti che organizzavano corse sull’asfalto in provincia di Roma. Li invitai a Massa D’Albe, dove mi aiutarono a organizzare la gara e mi raccomandarono di assicurarmi che tutti gli animali fossero dotati degli appositi ferri antiscivolo in alluminio. A differenza della classica versione in ferro, quelli in alluminio erano stati appositamente studiati per facilitare la locomozione dei cavalli su quella tipologia di terreno, riducendo l’impatto con il suolo e le conseguenti vibrazioni trasmesse agli arti.
Dopo essermi occupato della sicurezza e del benessere dei cavalli in gara, mi occupai dell’evento curandolo nei minimi particolari, dalla richiesta dell’autorizzazione in comune, con la relativa chiusura delle strade, alla disponibilità di un’ambulanza, fino alle varie autorizzazioni di pubblica sicurezza necessarie perché tutto fosse in regola.
Mi accertai perfino che ci fossero le classiche gabbie di partenza usate nelle corse ufficiali. Per procurarmele dovetti chiedere l’aiuto di un amico che venne a ritirarle insieme a me con il suo carro attrezzi.
La buona riuscita di quell’evento rappresentò per me l’ennesima conferma che, a volte, anche quella che sembra un’idea folle può trasformarsi in un successo.

I CAVALLI E LA RESILIENZA

In realtà la dote più importante che ho appreso dalla mia avventura con i cavalli è stata il loro coraggio e l’incredibile resilienza.
Coloro che possiedono un alto livello di coraggio e resilienza nella vita come nel business riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete molto, molto importanti. Si tratta, sostanzialmente, di persone ottimiste, flessibili e creative, che sono in grado di lavorare in gruppo e attingono spesso alle proprie e altrui esperienze.
Ancora oggi scelgo i miei collaboratori facendo molta attenzione alle loro caratteristiche e alla loro capacità di raggiungere gli obiettivi condivisi.

L’Arte del Delegare

L'imprenditore Feliciano Di Giovambattista che stringe la mano ad un dipendente

In quel periodo alcuni amici e conoscenti cominciarono a definirmi un imprenditore seriale. È vero, mi piaceva spaziare in nuove tipologie di business, diversificare sia a livello settoriale che geografico, non riuscivo a immaginarmi di mollare tutto e focalizzarmi su un’unica attività, magari la più redditizia, come in molti mi consigliavano, o addirittura vendere tutto e godermi la vita.
Cercare e intraprendere nuovi business ormai era diventato il mio pane quotidiano. Era proprio questo il mio lavoro, e la libertà di potermi concentrare su quest’unico aspetto me l’ero conquistata duramente circondandomi di collaboratori validi e, soprattutto, imparando a delegare.

L’ARTE DEL DELEGARE: UNA SCELTA IMPORTANTE

Mi premeva scegliere personalmente, e solo dopo una lunga selezione e riflessione, chi avrebbe ricoperto i ruoli chiave nelle mie attività.
Di solito, sceglievo chi mi dava l’impressione di avere gli occhi della tigre. Il che non significa che cercavo persone superbe o dai modi aggressivi, ma avevo imparato a individuare coloro che, con leadership, ambizione e spirito di competizione, avrebbero amato il lavoro che stavo per offrire loro e si sarebbero sacrificati per raggiungere gli importanti obiettivi che avremmo condiviso insieme.

L’ARTE DEL DELEGARE: LA MIA ESPERIENZA

Papà tu come fai? A gestire i tuoi collaboratori, intendo. I tuoi ragazzi sono così indipendenti, propositivi… entusiasti! Ti prego, dimmi che c’è un trucco” mi disse un giorno mia figlia Nancy.
Eravamo andati a trovarla a Milano, e lei era arrivata alle nove passate, dopo una dura giornata di lavoro, con l’umore di una a cui non era il caso di chiedere: “Come va?”.

Sai, una volta ho letto in un libro un consiglio che mi ha colpito molto” iniziai a dirle.
Diceva che non si può semplicemente ordinare ai propri uomini di raccogliere, tagliare e inchiodare un’enorme catasta di legna per costruire una nave. Devi motivarli” spiegai.
Meglio piuttosto raccontare loro quanto è meraviglioso il mare, quanto hanno da offrire le terre al di là delle acque e quanto sia entusiasmante viaggiare con il vento tra i capelli, solcando le onde alla ricerca di nuove avventure”.

Ok, certo: motivarli dando loro un obiettivo” convenne Nancy.

Esatto, ma bisogna anche saper vagliare attentamente gli obiettivi da porre ai tuoi collaboratori: devono essere ambiziosi, sì, ma anche raggiungibili” Nancy mi ascoltava attentamente.
I tuoi uomini devono avere sempre l’impressione di poterli quasi toccare con mano, e, se non riuscissero a raggiungerli, di esserci comunque andati molto vicino. Se poi riesci anche a creare una sana competizione tra loro, ancora meglio” conclusi.

Come fanno quelli del franchising Mercatino mandandovi il giornalino mensile con le classifiche?” chiese mia figlia.

Sì, è un esempio perfetto” concordai.
Ogni volta che arriva chiedo ai ragazzi di aspettarmi per guardare la classifica tutti insieme. In quel momento li faccio sentire come se partecipassero a una gara di Formula Uno” le spiegai.
Dico loro che noi siamo il Mercatino Rm/16, e siamo a bordo di una Ferrari. Siamo velocissimi, ma davanti abbiamo il Mercatino di Rm/11. Superarlo è il nostro obiettivo ma dobbiamo anche tenere un occhio sempre sullo specchietto perché il Mercatino di Rm/25 ci sta col fiato sul collo. Sono proprio lì, attaccati a noi, e anche solo rallentare per noi sarebbe rischioso, perché potrebbero sorpassarci in un battibaleno” proseguii.
Una buona tattica è quella di rimanere sempre focalizzati sugli obiettivi senza mollare, per nessun motivo, mettersi in scia a Rm/11 e prepararsi a sorpassarla alla prima buona occasione” conclusi infervorato.

Il fatto è che oltre a saper gestire i propri collaboratori forse bisognerebbe anche e soprattutto saperli scegliere” commentò Nancy.

Vero, ma questa è una cosa che si impara con il tempo, dopo un’infinità di colloqui” le risposi.
Io per esempio all’inizio commettevo sempre lo stesso errore: selezionavo persone con doti da leader, indipendentemente dal ruolo che avrebbero dovuto ricoprire. E puntualmente le cose non funzionavano perché tutti i membri del team non perdevano occasione per discutere, spesso animatamente, cercando di imporre le proprie opinioni” aggiunsi.
Il problema era che tendevo a scegliere le persone in base ai miei gusti e alle mie simpatie personali, selezionandole spesso a mia immagine e somiglianza” proseguii.
Un errore clamoroso: la stessa persona, ad esempio, non può essere adatta sia al ruolo di commesso che a quello di direttore. Ci vogliono due caratteri completamente diversi”.

Nancy annuiva pensierosa.
E poi, una volta trovata la persona giusta?” chiese.

Beh una volta scelta la persona adeguata al suo ruolo e al tipo di attività, essa va formata e contestualizzata al team già esistente in cui verrà inserita. Considera che il team di Rm/02 è così coeso, motivato e attento agli interessi dell’azienda che decide in autonomia se il nuovo arrivato ha le caratteristiche giuste per far parte della squadra. Non tollerano chi è privo di spirito di squadra o di competizione, e chi non condivide la filosofia dell’azienda”.

Addirittura? Sono così aziendalisti?” chiese Nancy.

In realtà, se ci pensi, hanno un interesse personale nel comportarsi così” replicai.
Non vogliono rischiare che un nuovo arrivato, attraverso degli atteggiamenti non consoni allo spirito di squadra, li rallenti nel perseguimento dei propri obiettivi settimanali, mensili o annuali. In qualche modo questo li ha anche resi più aziendalisti, come dici tu” le sorrisi.

Come?” mi chiese.

Tu per prima dovresti saperlo bene dato che ti ho cresciuto io: ho sempre perseguito la strategia basata sulla meritocrazia” le dissi ammiccando.

Oh sì, quanto ce li hai fatti sudare quei motorini…” sorrise Nancy, inseguendo con gli occhi nel vuoto un ricordo lontano e pensando alla mia teoria sulla Programmazione Contestuale.

A parte quello, per me è sempre stato fondamentale che tutti, e in primo luogo i responsabili, fossero costantemente aggiornati sull’andamento dell’azienda” le dissi tornando serio.
Tutti in azienda sono al corrente di quanto incassiamo noi, ma anche quanto incassano i nostri competitor. E sanno che il guadagno è come una bella torta: a ciascuno spetta una fetta, così più la torta è grande più grandi saranno le singole fette” proseguii.
E poi voglio, anzi pretendo che chiunque ne abbia il desiderio e le capacità, possa crescere senza alcun limite in azienda” precisai.

Beh questo è molto bello” convenne Nancy.
È fantastico sapere di poter arrivare dove si vuole, costruendosi il proprio stipendio, anziché ambire solo al classico aumento” aggiunse pensierosa.

Già. Con tutto quello che ho passato non sarò certo io a tarpare le ali a chi lavora per me. Anzi… con me” mi corressi.

La Formazione Personale: la Ruota della Vita

La Ruota della Vita di Tony Robbins

La mia esperienza imprenditoriale è cominciata quando avevo 23 anni e tanti sogni nel cassetto. È stata una crescita lenta ma continua e costante nel tempo, caratterizzata dalla curiosità, dalla propensione al rischio, dalla crescita personale, dall’ambizione e soprattutto dalla determinazione.
Ho sempre ritenuto fondamentale affiancare alla formazione professionale un percorso di formazione personale che convogliasse la mia tenacia verso obiettivi ben definiti.
Una formazione personale che necessariamente deve continuare per tutta la vita: non si ferma ad un diploma o un’abilitazione, ma prosegue costantemente per mezzo di corsi di approfondimento e di aggiornamento.

LA MIA FORMAZIONE PERSONALE: TONY ROBBINS

La mia passione per la crescita personale si perde nel tempo e iniziò nel 2011 quando decisi di iscrivermi a un seminario di Tony Robbins che si teneva a Rimini.
Furono 3 giorni intensi e affascinanti. Oltre all’innegabile carisma di Robbins, che con la sua voce potente ci teneva incollati alle sedie dalla mattina presto alla sera tarda, mi colpirono molto alcuni esercizi di introspezione che ci chiese di fare per ottenere un’utile auto-analisi del nostro profilo personale, soprattutto sotto il punto di vista delle relazioni.

LA RUOTA DELLA VITA DI TONY ROBBINS

Durante quei 3 giorni a Rimini sentii parlare per la prima volta della famosa Ruota della Vita di Robbins, un esercizio che permette di scattare un’istantanea della propria esistenza suddividendola in più sezioni.
La vita è come una ruota divisa in spicchi”, ci spiegò Robbins.
“Uno per ogni area: lavoro, finanze, famiglia, relazioni, salute, fisico, divertimento, spiritualità. Il vostro compito oggi sarà dare un punteggio a ciascuno spicchio in base alla situazione in cui pensate di trovarvi ora, considerando che il centro della ruota corrisponde a 0 punti (un valore che non potete inserire perché significherebbe che siete morti), mentre la circonferenza esterna corrisponde a 10 punti, e rappresenta l’eccellenza assoluta” continuò.
A quel punto colorate ogni area fino al punteggio che vi siete dato: otterrete una situazione chiara di quanto siano bilanciate le varie componenti della vostra vita, e di quali siano le aree su cui dovrete lavorare di più per creare un buon equilibrio” concluse Robbins.
Io cominciai subito a colorare il mio grafico, dando un 8 pieno al lavoro, un 7 alle finanze, un 6 alla famiglia, un 4 alle relazioni, un 7 stentato alla salute, un 6 al fisico, un 4 al divertimento, e un impietoso 3 alla spiritualità.
Quando Robbins mi si avvicinò gli mostrai il mio grafico.
Un po’ sbilanciato… eh?” esclamai quasi imbarazzato.
Feliciano, hai una moto?” mi domandò.
” risposi, sorpreso dalla domanda.
Bene, immagina che questa sia la ruota anteriore della tua moto, quella in sella alla quale stai percorrendo la tua vita. Guardala: non è circolare, è tutta a gradini e piena di spigoli” aggiunse con calma.
Come pensi che sarà viaggiare con una ruota del genere?” mi domandò infine.
Decisamente poco confortevole, e forse anche pericoloso” azzardai pensieroso.
Lui non disse niente: si limitò a farmi l’occhiolino e si allontanò.

Cominciai da subito a lavorare sulle mie aree poco colorate, ancor prima di rientrare a casa. E da allora non ho mai smesso di formare me stesso continuando con corsi sempre più specifici ed interessanti. Seguii Robbins in tutti i suoi corsi. Londra, a Roma e a Palm Springs, ai quali partecipava una cerchia sempre più selezionata di persone che aveva resistito alle varie fasi precedenti.

LA CRESCITA PERSONALE: OSSERVARE SÉ STESSI

Grazie a quel corso, riuscii a individuare una serie di esperienze limitanti fatte durante la mia giovinezza che avevano influenzato pesantemente la mia vita ed a volte anche le mie scelte lavorative. Con l’aiuto di Robbins riuscii a riconoscerle e rimuoverne una buona parte dal mio subconscio.
La “Ruota della Vita” in realtà è un esercizio apparentemente semplice che ci permette di scattare un’istantanea della nostra vita.
Ritengo che sia fondamentale applicarla periodicamente e fermarsi a osservare in profondità ad ogni area della nostra vita, valutarne i punti di forza e le mancanze per capire quante e quali attenzioni poi dedicarle.
La vita ci presenta ostacoli spesso imprevisti, osservare la nostra personale Ruota della Vita deve essere come guardare la ruota della nostra moto, o della nostra bici e pensare che, anche quando soltanto uno dei raggi è più corto, l’intera ruota non è più in asse.

LA CRESCITA PERSONALE: UNA VISIONE OGGETTIVA

Questo metodo ci consente una visione un po’ distaccata, razionale e analitica della nostra vita e identificare quindi quelle aree in cui sta andando tutto alla grande e quelle invece che hanno margini di miglioramento.
Soprattutto se hai degli obiettivi precisi da raggiungere, per scoprire la distanza che esiste tra dove ti trovi oggi e dove invece vorresti arrivare devi allineare i raggi della Ruota della Vita!
La maggior parte delle persone che conosco è scontenta e non fa che lamentarsi in continuazione della propria situazione. Ma quando chiedo loro cosa vogliono veramente, qual è il loro obiettivo, non sanno quasi mai cosa rispondere.
Ci sono troppe persone che nella vita tirano avanti ma non hanno la sensazione di essere i veri artefici delle proprie vite.
Per diventare il vero ed unico artefice della tua vita devi per prima cosa analizzare la tua Ruota della Vita, crearti una mappa di dove ti trovi in questo momento, capire da dove parti, chi sei, qual è la tua situazione iniziale.
Solo così potrai valutare i possibili ostacoli e passare subito all’azione.

LA FORMAZIONE PERSONALE: UN VALORE AGGIUNTO

Reputo che la formazione personale sia un valore non solo per il professionista ma anche per i suoi partner e collaboratori.
Il successo di un imprenditore deriva dalla costanza e dalla capacità non soltanto di apprendere cose nuove e aggiornare competenze consolidate, ma anche di riuscire poi a trasmettere quel sapere nei contesti e negli ambiti in cui sono necessari. Abilità fondamentali per risolvere i problemi che si pongono nella gestione di un’azienda o di un insieme di aziende, come la Felcar Holding ad esempio, e del suo complesso di attività.
In realtà trovo che formare costantemente sé stessi sia anche un modo eccellente di tenere la mente fresca ed allenata alle problematiche che un professionista deve affrontare quando lavora. E vorrei aggiungere che molto spesso i corsi cui mi dedico mi piacciono, mi appassionano e in un certo senso mi fanno sentire meglio!

 

 

Come si Raggiunge un Obiettivo?

Come si raggiunge un obiettivo: lo schema

Un obiettivo è un sogno con una data di scadenza:  se non ti dai una scadenza un sogno rimarrà sempre tale!
La prima cosa da fare è capire da dove parti, chi sei, qual è la tua situazione iniziale.
Immagina il tuo obiettivo come un viaggio. Sai dove ti trovi, ipotizziamo a Roma. Se non sai qual è la tua meta continuerai a lamentarti del fatto che Roma non ti piace, ma resterai comunque lì.
Che poi è quello che fa la maggior parte della gente: lamentarsi della propria vita ma non fare assolutamente nulla per cambiarla.
Qualcuno, per fortuna, invece sa cosa vuole, sa dove vuole andare, per esempio a Milano. E questo è già un bel passo avanti, certo.
Peccato che molti, una volta scelta la meta e scelto l’obiettivo, per una serie di motivi non riescano a raggiungerli.
Alcuni, i perfezionisti, prima di partire aspettano che venga costruita un’autostrada senza curve e perfettamente in piano, che la temperatura sia ottimale, etc. L’obiettivo è evitare di correre qualsiasi rischio, ma la conseguenza è che passeranno la loro vita ad aspettare le condizioni perfette, che probabilmente non arriveranno mai. E così rimarranno per sempre dove sono.
Poi ci sono gli sprovveduti, quelli che partono in quarta, senza nemmeno aver dato un’occhiata alla cartina. Entusiasti e impulsivi, per la fretta di partire sbagliano direzione e anziché puntare verso il Nord, vanno in direzione est, oppure a ovest, o addirittura si dirigono in direzione sud.
Anche loro a Milano non ci arriveranno mai, perché un viaggio va studiato prima di partire!

 

COME SI RAGGIUNGE UN OBIETTIVO?

Per raggiungere un obiettivo è fondamentale stabilire dove ci si trova, dove si vuole arrivare e in quale direzione si trova la nostra meta.
Adesso è opportuno fare una macro valutazione dei mezzi che si hanno a disposizione per raggiungerla. In base alle risorse economiche e al tempo di cui si dispone puoi scegliere di andare a Milano in aereo, in treno, oppure in auto.
Se ad esempio non hai molto budget devi fare una cernita più attenta dei mezzi. Allo stesso modo, se hai solo due o tre ore di tempo devi per forza prendere l’aereo.
Se invece puoi prendertela con calma puoi anche permetterti di risparmiare un po’. Se hai a disposizione un mese, per assurdo, potresti fartela anche a piedi, se lo volessi!
A questo punto dovrai valutare i possibili ostacoli che potresti incontrare durante il viaggio, ma senza andare troppo nel dettaglio. Se è inverno, per esempio, e hai deciso di viaggiare in auto, pensa che potrebbe nevicare, pertanto è meglio se ti doti di catene per la neve.

 

COME SI RAGGIUNGE UN OBIETTIVO: I DETTAGLI

Perché non devo valutare anche i più piccoli ostacoli nel dettaglio?
Elencare tutti i possibili problemi che potresti incontrare durante il viaggio non ti farebbe partire affatto. Fare una valutazione troppo attenta ti prenderebbe tempo, e più passa il tempo più passa l’entusiasmo.
Con il passare dei giorni tenterai di auto boicottarti per poter restare nella tua zona di comfort. Spaventato da quella mole di possibili, ma improbabili tragedie, preferirai rinunciare alla tua meta e spendere il budget che avevi previsto in un’auto nuova, o in uno sfizio qualsiasi.
Invece ora che hai tutto puoi partire.

 

RAGGIUNGERE UN OBIETTIVO PASSANDO ALL’AZIONE

Dopo aver fatto una macro valutazione di fattibilità, passa subito all’azione prima che la tua zona di comfort ti richiami e ti faccia cambiare idea.
Attenzione però, per quanto tu sia sicuro della tua direzione non fare l’errore di percorrere la strada tutta d’un fiato, senza fermarti mai.
Anche in questo caso rischieresti di non arrivare perché se la traiettoria, in partenza fosse sbagliata anche solo di un grado, ti ritroveresti a Bergamo anziché a Milano.
Il segreto sta nel monitorare il viaggio, fermandosi ogni tanto per valutare se si sta andando nella direzione giusta: se ci si accorge che si è usciti fuori rotta, riaggiustare il tiro e ripartire, per poi fermarsi ancora, ricontrollare i parametri, aggiustare ancora la direzione e ripartire. E così via, fino a raggiungere la meta.
Magari ci metti più tempo, ma alla fine puoi essere certo che raggiungerai l’obiettivo.

 

COME SI RAGGIUNGE UN OBIETTIVO: IL MONITORAGGIO È IL SEGRETO

Monitorare il tuo viaggio è il segreto per raggiungere l’obiettivo.
Si chiama controllo di gestione ed è fondamentale quando si dirige un’attività. Ogni due o tre mesi mi fermo e controllo come e dove siamo arrivati, in quale direzione stiamo andando, se stiamo rispettando tutti i parametri che avevamo stabilito ed eventualmente cosa possiamo correggere.

 

COSA FACCIAMO QUANDO SI RAGGIUNGE UN OBIETTIVO?

Festeggiamo!
Festeggiare un traguardo è importante. Festeggiare regala un senso di benessere che pervade la persona fin nel profondo, spingendola a porsi nuovi obiettivi.
Perché è questo il passo successivo!
Subito dopo i festeggiamenti, all’apice dell’entusiasmo e del successo, bisogna individuare una nuova meta, e ricominciare da capo.
Siamo come sassi che rimbalzano sull’acqua: se rallentiamo o ci fermiamo andiamo a fondo.

Insomma, mai accontentarsi?
Mai accontentarsi!